L’autoironia dei gesuiti

La storia ci ha consegnato il primo Papa gesuita. E i riflettori si sono accesi sulla Compagnia del Gesù fondata da Sant’Ignazio di Loyola. Dei gesuiti si è sempre detto che sono colti, sottili, doppi, ipocriti. Ma la sorpresa arriva quando si scopre che sul sito ufficiale della Compagnia del Gesù, http://www.gesuiti.it, nella sezione “linguaggi-umorismo” si legge questa nota: «Ecco una sezione in cui ci prendiamo un po’ in giro. Come i carabinieri, anche i gesuiti hanno una certa “letteratura” in fatto di barzellette. Qui ne riportiamo solo alcune raccontabili, che si sentono comunemente. Se ne conoscete altre, con soggetto i gesuiti, non mancate di farcele conoscere… Scrivete al webmaster. Grazie». Quello che riporto sotto è solo un assaggio della loro autoironia. «Si racconta che quando Dio creò il mondo, affinché gli ordini religiosi prosperassero decise di concedere loro due virtù ciascuno. E così fece: I Legionari di Cristo li fece ordinati e rispettosi delle leggi. I Domenicani perseveranti e studiosi. Quelli dell’Opus Dei lavoratori e pazienti. I Benedettini colti e raffinati. I Francescani allegri e accoglienti. Quando arrivò ai Gesuiti si rivolse all’Angelo che prendeva nota e gli disse: “I Gesuiti saranno intelligenti, onesti e di sinistra!” Quando terminò con la creazione, l’Angelo gli disse: “Signore, hai dato a tutti gli ordini due virtù, ma ai Gesuiti tre, questo farà sì che prevarranno su tutti gli altri”. “È vero! Ma le virtù divine non si possono più togliere: che i Gesuiti abbiano tre virtù! Però ogni persona non potrà averne più di due insieme”. Fu così che: – Il Gesuita che è di sinistra ed onesto, non può essere intelligente. – – Il Gesuita che è intelligente e di sinistra, non può essere onesto. – – Il Gesuita che è intelligente ed onesto, non può essere di sinistra…». «Un giorno chiedono a un gesuita che cosa fosse il diluvio universale. E lui “Acqua passata…». «Un giorno un parroco decide che deve allontanare i piccioni dal campanile. Chiama allora una società specializzata, spende oltre 5000 euro e i piccioni se ne vanno. Ma dopo una settimana ecco che ritornano. Chiama un’altra società specializzata, spende 10000 euro ma dopo un mese ecco che ritornano. Alla fine, sente che un padre gesuita, noto per il suo acume, ha un metodo infallibile per allontanare i piccioni dalla parrocchia e lo chiama. “Mi dica padre, come faccio ad allontanare i piccioni dalla parrocchia?” “Semplice, li prepari per la cresima, poi chiami il vescovo a cresimarli”. “Come?” “Vedrà che appena sono cresimati abbandoneranno la parrocchia istantaneamente…». «Durante un raduno ecumenico, arriva trafelato un usciere che grida: “Al fuoco, al fuoco, l’edificio sta bruciando!” I Francescani si radunano e cantano le lodi di frate focu. I Battisti gridano “Presto, portate l’acqua!” I Quaccheri ringraziano per la benedizione del fuoco. I Luterani affiggono 95 tesi dichiarando che il fuoco è totalmente corrotto. Gli Ebrei mettono un segno sulla porta perché il fuoco non li tocchi. I Lefebvriani urlano che è la giusta vendetta di Dio. Gli Ortodossi dicono che non lasceranno che il fuoco occidentale invada il loro territorio. Gli Anglicani formano una processione e lasciano la comunità per non pagare tasse a Roma. Gli Scientisti dimostrano che non c’era alcun fuoco. I Pentecostali aspettano che il fuoco arrivi sulle loro teste. I Domenicani radunano un capitolo che deve nominare un delegato il quale indice una commissione per studiare il fenomeno scientificamente. I Benedettini si mettono all’organo e scrivono un nuovo brano musicale in gregoriano “Rustici sic utuntur ad focum”. I Carismatici cantano le lodi del fuoco spirituale. Opus Dei pensa che è un attentato di Dan Brown. I Neocatecumenali davanti al fuoco che incombe confessano i loro peccati pubblicamente. I Salesiani insegnano a non avere paura del fuoco. I Paolini mandano un giornalista che descrive l’incendio. I Gesuiti fanno passare un cestino per raccogliere fondi e pagare i danni…». «Un benedettino, un domenicano, un francescano e un gesuita vanno al mare e decidono di fare una gita in barca. Ma la barca urta uno scoglio e pian piano inizia ad affondare. Sfortunatamente, il mare intorno era infestato dagli squali e alcuni di questi si avvicinano pericolosamente alla barca. Il domenicano, certo del suo carisma di predicatore, inizia a pronunciare un’omelia agli squali sulle bellezze della carità cristiana e sulle gioie che provano i vegetariani. Ma presto uno squalo ateo si avvicina e lo inghiotte in un boccone. Il benedettino inizia a cantare un salmo in gregoriano che parla del Signore che spezza il capo del Leviatano, il mostro marino biblico. Ma gli squali non sanno il latino e lo divorano. Il francescano, ricordando S. Antonio da Padova che parlava ai pesci e il Cantico delle Creature di S. Francesco, eleva a Dio una lode per Fratello Squalo, ma arriva la Sorella dello squalo che se lo mangia. Arriva il turno del gesuita, il quale vista la situazione disperata, si era raccomandato a Dio e aveva chiuso gli occhi. Ma, sorprendentemente, gli squali anziché attaccarlo, lo sollevano delicatamente sul muso e, nuotando a pelo d’acqua, lo portano al sicuro sulla spiaggia più vicina. Il gesuita, non capacitandosi del fatto, chiede spiegazioni al capo squalo. Il capo risponde “Beh, sai… rispettiamo i colleghi…». (raccontata da un gesuita statunitense…)

 

Bruno Gemelli

Il Quotidiano della Calabria.it

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