Asteroidi in avvicinamento? Per Bolden l’unica soluzione e’ pregare

Il timore di possibili impatti con asteroidi fa sempre più breccia anche negli alti vertici. Il Congresso degli Stati Uniti, infatti, ha chiesto esplicitamente alla Nasa, alla Casa Bianca e ai funzionari dell’Air Force il modo in cui stanno operando per fronteggiare un simile pericolo.

È remota la possibilità di una collisione. Ma non impossibile; forse solo rara. Tuttavia, secondo gli esperti, eventi del genere non devono lasciare inermi, ma devono rappresentare una spinta ad agire. Il caso del meteorite russo è ancora caldo nella mente di molti. Il 15 febbraio 2013 è il giorno che marca sul calendario quella rarità che ci si aspettava. A poche ore di distanza dal passaggio, anch’esso ravvicinato, di un altro asteroide, 2012 DA14. Eventi che molti hanno collegato, ma che gli esperti hanno distinto con fermezza.

Le probabilità di uno scontro tra un oggetto e la Terra atto a causare danni e distruzione alle infrastrutture sono molto ridotte, ma le potenziali conseguenze di un tale evento sono così grandi che ha senso prendere seriamente tale rischio“, ha affermato John Holdren, consigliere scientifico del presidente Barack Obama, in occasione dello Science, Space and Technology Committee della Camera dei Rappresentanti statunitense.

Durante l’incontro con gli esperti, si è discusso principalmente sulle tecniche di monitoraggio delle meteore e degli asteroidi. Ci si è concentrati soprattutto su alcune delle questioni alle quali il Congresso ha sollecitato delle risposte. Prima di tutto, ci si è chiesti se si posseggono, oggi, gli strumenti e la tecnologia necessari per rilevare e tracciare gli oggetti in prossimità della Terra. Non sempre le meteore che entrano in contatto con l’atmosfera terrestre finiscono negli oceani. Come fare a capire, dunque, quando si è in pericolo di impatto nei centri abitati? C’è poi da considerare la solerte identificazione degli oggetti realmente rischiosi, le dimensioni e i possibili danni che potrebbero causare e la possibilità di mitigarne i rischi.

Lamar Smith, presidente della commissione Science, Space and Technology Committee, ha dichiarato che “non è rassicurante” sapere che la Nasa ha finora rilevato solo il 10 per cento degli oggetti vicini alla Terra, i cosiddetti Near-Earth Objects. E quelli rilevati sono più larghi di 140 metri di diametro. A fargli eco Holdren, il quale stima che possono esserci centinaia di migliaia di questi oggetti entro un terzo della distanza tra la Terra e il Sole. E molti dei quali rimangono del tutto ignoti.

Al dibattito, è intervenuto anche Charles Bolden, amministratore delegato dell’agenzia spaziale americana. Per Bolden, “secondo i bilanci attuali, occorrerà attendere il 2030 prima che saremo in grado di raggiungere il livello del 90 per cento come prescritto dal Congresso“, riferendosi ad una stima di identificazioni di base auspicata. E il bilancio riguarda anche il modo e le capacità militari di monitorare oggetti vicini alla Terra e le minacce spaziali, come ad esempio i detriti orbitali, rilasciati da satelliti e razzi fuori uso.

Nel frattempo, mentre ci si interroga su cosa si può o non si può fare, sulla rivista Nature è stato pubblicato uno studio secondo il quale le rocce spaziali e gli asteroidi potrebbero aver avuto primordi diversi. Nel nostro sistema solare, infatti, alcuni di questi oggetti potrebbero essersi formati grazie al fango. L’idea è che alcuni meteoriti possano contenere o aver contenuto al loro interno dell’acqua, grazie alla quale la propria composizione ha subito delle forti modificazioni.

Non lascia margini di dubbi l’affermazione dello stesso Bolden, il quale ha raccomandato di “pregare” per scongiurare il pericolo che un asteroide possa colpirci.

Federica Vitale

NEXTME.IT

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