«Addio Calabria, ho fondato una scuola di danza negli Usa»

La storia di Caterina Rago, vent’otto anni, originaria di San Lucido: «Nella mia terra avevo tutto, ma se dicevo che ballavo mi rispondevano: ok, ma che lavoro fai?». Così ha deciso di lasciare tutto e partire per New York, dove ora ha fondato una propria compagnia. E il 26 marzo sarà in scena

di AURELIA ZUCARO

CATERINA RAGO

CATERINA RAGO

OCCHI vispi e pieni d’entusiasmo, i muscoli delle braccia che spuntano dal maglioncino stretch, la stazza da amazzone e il sorriso sincero. Si presenta così la coreografa e danzatrice Caterina Rago, con un caffè di Den&De Luca in mano, mentre aspetta di essere intervistata. Originaria di San Lucido, ventotto anni, ha speso gli ultimi sette nella Grande Mela, fra le fila della Martha Graham Dance Company e la fondazione della sua personale compagnia di danza, la Caterina Rago Dance Company.

Malgrado la sua età, la Rago ha un curriculum ricco di esperienze professionali prestigiose. Diplomata nel 2003 all’Accademia Nazionale di Danza in Roma e Laureata nel 2007 al Biennio Specialistico per la Formazione dei Docenti in Discipline Coreutiche nel medesimo Istituto, nel 2008 si è diplomata al PTP Professional Training Program presso la Martha Graham Dance Center di New York City come danzatrice e insegnante di tecnica Graham. Ha lavorato con I pionieri della danza contemporanea Elsa Piperno e Joseph Fontano.Nel 2010 ha fondato la Caterina Rago Dance Company debuttando al Manhattan Movement and Arts Center di New York City.Un progetto di vita, dice, il tassello che mancava alla realizzazione personale. E non si può dire che abbia scelto la strada ‘in proprio’ per mancanza di opportunità. Per due anni, infatti, è stata in tour con il cast originale di “Cercando Picasso”, diretto da Antonio Calenda e Giorgio Albertazzi.

E se per molti artisti un’esperienza come quella potrebbe tranquillamente rappresentare l’apice della carriera, Caterina ha voluto iniziare proprio da lì il lavoro su se stessa: «Avevo tutto, ma sentivo di non avere niente, ero disconnessa. Mi mancava qualcosa”. Così, con un vero e proprio salto nel vuoto, ha creato la sua compagnia di danza. Quattro i ballerini che ne fanno parte, selezionati con un’audizione far centinaia di candidati, e regolarmente stipendiati dalla Rago. Perchè, a New York, fare il danzatore è un lavoro vero. Nessuno sognerebbe mai di chiederti “Ti piace ballare, ma di lavoro che fai?”».

Natalia Bizinha’s, Otis Donovan Herring, Lindsay Poulis, Marine Salielli, oltre naturalmente la loro direttrice artistica, saranno in scena il 26 marzo con l’ultimo spettacolo della compagnia “Fall in Autumn”, nello stesso luogo dove tutto è iniziato, il Mmac. Uno show costruito con pazienza e dedizione, provando tutti i giorni dal mese di agosto, sacrificando il corpo e la mente, senza vederne mai la fine. Ogni singolo movimento, ogni passo o sguardo, vive del feeling che lo lega istantaneamente allo spettatore. Anche per questo la coreografa ha deciso di non inserire nel programma di sala alcun tipo di informazione o spiegazione sulla performance, ma solo i nomi dei danzatori e la biografia della compagnia. All’intertno della brochure, solo una foglia verde, da interpretare come meglio si crede. Sorge spontanea la domanda, di come si possa riuscire a mandare avanti un progetto, completamente da soli, quando anche le più grosse e storiche compagnie di danza newyorkesi stanno subendo gli effetti della crisi. Caterina Rago risponde: «Anch’io, come tutti gli artisti di New York, a qualunque livello, devo fare affidamento quasi esclusivamente sulle donazioni. Qui funziona così. I finanziamenti pubblici quasi non esistono, e si va avanti grazie al sostegno di poche persone che credono in te. Ho avuto la fortuna di poter iniziare, con i giusti appoggi, ma oggi le cose sono cambiate. Ho bisogno del supporto di tutta la comunità italiana».

Ma a quanto pare, la “comunità” è difficile da intercettare. Anche avere dei semplici sponsor italiani, di food and wine, per la serata di inaugurazione del 26, è stato difficile. Paradossalmente, Caterina ha avuto più supporto da partner americani, o addirittura francesi. Su una cosa Caterina è categorica: «L’American Dream? Non esiste più da anni».

IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA.IT

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