Una storia di santità lega papa Bergoglio alla Calabria

Il nuovo pontefice firmò da arcivescovo di Buenos Aires la documentazione per chiudere l’istruttoria diocesana di beatificazione di Eufrasia Iaconis di Castelsilano, la religiosa che in Argentina fondò una congregazione nella quale è già sbocciata una beata: la milanese De Micheli

di ANDREA GUALTIERI

 

Madre Eufrasia Iaconis

Madre Eufrasia Iaconis

E’ STATA ancora una volta una storia di santità a far conoscere da vicino la Calabria ad un futuro papa. Wojtyla ammise di aver imparato qualcosa in più della regione studiando la figura di san Francesco dei Paola, che lo aveva colpito sfogliando il breviario. Per papa Francesco, invece, un legame sicuro arriva dalla figura di madre Eufrasia Iaconis, religiosa nativa di Castelsilano, in provincia di Crotone e fondatrice delle Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires.
Fu proprio Bergoglio, da arcivescovo della capitale argentina, a firmare le carte che chiudevano il processo diocesano per la beatificazione della donna. Il documento, secondo quanto riferisce l’agenzia Adnkronos, è del 2 agosto 2012. E con questo placet le Figlie dell’Immacolata Concezione hanno potuto avviare la seconda fase dell’iter, quella affidata alla Congregazione per le Cause dei Santi, in Vaticano.
Racconta all’agenzia don Francesco De Simone, dal 2004 parroco di Castelsilano, nel corso dell’istruttoria diocesana è stata raccolta «una mole enorme di documenti, oltre 50 chilogrammi di materiale, testimonianze che riguardano la vita e l’opera di Madre Eufrasia». Carte che sono servite anche all’attuale Papa per conoscere la figura e l’opera della religiosa calabrese, molto amata e venerata in Argentina: «Sarebbe un sogno poterlo invitare a Castelsilano per fargli conoscere il luogo dove è nata questa testimone del Vangelo – aggiunge il parroco -. I miei fedeli, visto il legame che ci unisce ancor di più al Papa, ci sperano. Affidiamo questa possibilità alla volontà di Dio, che conosce sempre i cuori».
La Serva di Dio Maria Giuseppa Amalia Sofia Iaconis nasce il 18 novembre 1867 a Casino, attuale Castelsilano. Nel 1849 una sorellastra di sua madre, Maria Fabiana, aveva fondato l’istituto delle suore della Carità, figlie dell’Immacolata. A 19 anni, anche Maria Giuseppa entra nella congregazione e assume il nome di Eufrasia. Nel 1887 si trasferì a Roma, dove collaborò al riconoscimento canonico della congregazione, che però si complicò attorno al 1892. Un anno dopo, un gruppo di suore partì su indicazione della fondatrice per lavorare nell’ospedale italiano di Buenos Aires. Tra esse, anche Eufrasia, che a 25 anni divenne superiora. Da Roma si sposta a Genova e da lì si imbarca.
In Argentina fonda diverse comunità, ma nel 1901 deve rientrare richiamata in patria da madre Fabiana perché la congregazione è stata soppressa. E nel 1902, su consiglio delle autorità ecclesiastiche, Eufrasia ci riprova, ma su base diocesana. Nasce la nuova congregazione delle Figlie dell’Immacolata Concezione di Buenos Aires che ottiene il primo riconoscimento nel 1904. Ed è stato proprio un gesuita come Bergoglio, Vicente Gambón, a dare supporto spirituale a suor Eufrasia.
La congregazione cresce e maturano molte vocazioni. Una è finita anche sulla gloria degli altari. Eufrasia fonda infatti una casa anche in Italia, in via Elba a Milano. Ed è lì che accoglie il 15 ottobre 1913 la milanese Giuseppina De Micheli, che il 16 maggio 1914 indossò l’abito prendendo il nome di suor Maria Pierina: morirà il 26 luglio 1945 in odore di santità e sarà beatificata il 30 maggio 2010, sotto il pontificato di Benedetto XVI.
Eufrasia, invece, morì ad appena 49 anni il 2 agosto 1916. E’ sepolta nella casa madre delle suore a Buenos Aires, sotto una lapide che riporta una sua frase: «Lo spirito del Signore alimenti sempre le vostre anime». Potrebbe essere ora papa Bergoglio, che firmò il processo diocesano per la sua beatificazione, a sbloccare la causa in Vaticano. O almeno questo è ciò che si augurano in Argentina e in Calabria.

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