Il più grande attacco internet della storia

Internet sotto attacco per lo spam. E non un attacco qualsiasi ma il maggiore della storia, una vera e propria “bomba atomica”, come la definiscono gli esperti, sulla quale la polizia dei cinque continenti sta indagando

 

Internet sotto attacco per lo spam. E non un attacco qualsiasi ma il maggiore della storia, una vera e propria “bomba atomica”, come la definiscono gli esperti, sulla quale la polizia dei cinque continenti sta indagando. La congestione del web e i problemi che questa sta causando a essenziali infrastrutture nel mondo è legata ad uno scontro fra l’organizzazione no profit Spamhaus e il server olandese Cyberbunker, che trae il proprio nome dal suo quartier generale, un ex bunker della Nato. Spamhaus, nelle ultime settimane, ha aggiunto alla sua lista nera, quella dei server che ospitano contenuti non chiari, Cyberbunker. La società di hosting olandese si è difesa: sul sito vengono ospitati tutti i contenuti tranne – riporta il New York Times – quelli legati alla “pedopornografia e al terrorismo”. Un chiarimento che non è servito a cambiare la posizione di Spamhaus e che ha scatenato la vendetta, sotto forma di attacco spam, perpetrato da Cyberbunker inondando i server dell’organizzazione no profit con ‘Distributed denial of service’ (Ddos), cioé risposte a false richieste inviate dal sito che non si vuole lasciare in condizione di operare. Un attacco con flussi di dati di 300 miliardi di bit al secondo indirizzati verso il sito dell’organizzazione. “E’ un numero reale. Si tratta del maggiore attacco mai denunciato pubblicamente dalla storia di internet” afferma Patrick Gilmore del provider di contenuti Akamai Networks, descrivendo tali tipi di attacchi come sparare sulla folla con un mitra avendo come unico obiettivo quello di uccidere una sola determinata persona. A Cyberbunker “sono matti, dovrebbero essere catturati e fermati: ritengono che sia loro permesso di inondare con lo spam” aggiunge Gilmore. Cyberbunker si è spinta anche oltre: dopo il primo attacco del 19 marzo ne sono seguiti altri, che hanno puntato anche ai Domain Name System, una delle infrastrutture chiave della rete. I server Dns, che traducono i numeri degli host della rete nei nomi dei siti, sono stati travolti da messaggi che apparentemente stanno arrivando da Spamhuas: i messaggi vengono amplificati dai server Dns, causando un fiume di dati di ritorno verso Spamhaus. Ed è stato proprio questo torrente di dtai a costringere Spamhaus a chiedere aiuto alla società di sicurezza elettronica, Cloudfare, che nel tentativo di difendere Spamhaus é diventata oggetto dell’attacco. per rendere gli attacchi più forti, Cyberbunker – è l’accusa di Spamhaus – si starebbe avvalendo della collaborazione di organizzazioni criminali in Russia e nell’Europa dell’Est. Spamhaus è uno dei gruppi anti-spam piu importanti su internet, e ricorre a volontari per esercitare la sua funzione di poliziotto della rete. Un ruolo che Cyberbuncker le contesta: “nessuno ha mai detto che Spamhaus può decidere cosa deve andare o non andare su internet. Sono loro che hanno rivendicato questo ruolo pretendendo di combattere lo spam” afferma con il New York Times Sven Olaf Kamphuis, attivista di internet che si dichiara portavoce di Cyberbunker”.

GAZZETTA DEL SUD.IT

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