Margaret Thatcher «l’imbattuta»: piegò i sindacati, vinse due guerre, cambiò l’Inghilterra

LONDRA – Nel 1990, poco dopo essersi dimessa da primo ministro, Margaret Thatcher ha iniziato a scrivere le sue memorie. «Intitolerò il libro: undefeated (imbattuta)», aveva confessato al suo biografo, Charles Moore. Alla fine il titolo stabilito fu molto più banale (Gli anni di Downing Street), ma quell’aggettivo riassume tutta la vita politica della Lady di Ferro, prima e unica donna a guidare la Gran Bretagna. Non ha mai perso un’elezione. Anzi, cosa straordinaria per la politica inglese di allora, ne ha vinte tre di fila. Prima che una probabile sconfitta arrivasse dalle urne è stata lei a decidere di lasciare. E le sue vittorie, sostiene Moore, hanno cambiato il Paese e la politica. Anche quella di sinistra. Senza di lei, forse, non ci sarebbe stato nessun Tony Blair.

Maggie (come non osavano chiamarla i colleghi politici) ha vinto anche le sue guerre. Quando l’Argentina aveva invaso le isole Falkland, nell’aprile del 1982, aveva mandato una task force di 27.000 uomini dall’altra parte del mondo e a giugno le aveva già riconquistate. «Il fallimento non è un’opzione», diceva, parafrasando la regina Vittoria. Quando Saddam Hussein aveva invaso il Kuwait, nel 1990, aveva bistrattato George W. Bush che in quel frangente era dubbioso sul da farsi: «Guarda George, questo non è il momento di tentennare!».

Thatcher ha trionfato anche in alcune politiche che hanno caratterizzato i suoi governi. È riuscita a far scendere l’inflazione, a ridimensionare i sindacati, ad azzerare quasi gli scioperi, ad abbassare le tasse e a privatizzare quello che era non privatizzabile. Quando tutti le dicevano che una cosa non si poteva fare, lei la faceva. Per capire la sua personalità controcorrente bisogna tornare a Grantham, in Lincolnshire, dove Margaret Hilda Roberts è nata il 13 ottobre 1925 in una famiglia né povera né benestante. Suo padre Alfred l’ha influenzata più di chiunque altro. Gestiva due negozi di alimentari ed era un predicatore metodista. Ha inculcato alla figlia il potere della conoscenza, le imponeva di leggere due libri a settimana, le insegnava a essere indipendente, a lottare per ciò in cui credeva: «Non fare mai qualcosa perché gli altri ti dicono di farla», le diceva. Un motto che lei ha sempre seguito, fino alla morte. Nessun altro membro della sua famiglia era stato all’università, ma lei era riuscita a entrare a Oxford e a laurearsi in chimica. Si era iscritta all’associazione locale del partito conservatore e uno dei membri era rimasto così colpito dalle sue capacità che l’aveva invitata a presentarsi come candidata per il seggio di Dartford. E’ stato allora che ha conosciuto Denis Thatcher, diventato suo marito nel 1951. Aveva 10 anni in più di lei, era un uomo d’affari rispettato dell’upper class ed è stato il compagno di una vita (è morto nel 2003). Poco dopo il matrimonio aveva dato alla luce due gemelli, Mark e Carole, e la famiglia aveva messo su casa nel quartiere di Chelsea a Londra.

PARLAMENTARE A 33 ANNI
Il primo assaggio di potere era arrivato nel 1959, quando aveva vinto nel seggio di Finchley e a 33 anni era diventata membro del parlamento iniziando la sua carriera stellare. Due anni dopo è sottosegretario alle Pensioni e nel 1970 diventa ministro dell’Educazione nel governo di Edward Heath. Era una delle poche donne in politica, ma questo non la intimidiva. Piuttosto erano gli elettori a non fidarsi. E la sua immagine non aiutava. Veniva criticata per la sua voce stridula, per il suoi abiti trasandati, persino per i suoi denti sporgenti. Grazie alla guida di un ex produttore della Bbc e di uno speech therapist era riuscita a cambiare la sua immagine e il modo di parlare. Nel 1976, già leader del partito conservatore da un anno, nemica giurata del comunismo, dopo un discorso duro sulla debolezza della Nato, la stampa sovietica le appiccica un soprannome: Iron Lady.

Il ’79 la vede varcare per la prima volta la soglia di Downing Street da primo ministro. Aveva iniziato subito le sue battaglie. Aveva ridotto il budget britannico per la Comunità economica europea, che poi diventerà la Ue. Aveva dato agli americani le basi inglesi per collocare i loro missili contro l’Unione Sovietica. E si era schierata contro l’Ira. Non aveva ascoltato le ragioni di dieci prigionieri politici in sciopero della fame, che poi morirono. In campo economico era andata contro il parere di tutti e il suo governo era a quel punto profondamente impopolare. Ma poi la guerra nelle Falkland e la sua determinazione a riconquistare le isole le regalarono un secondo mandato nel 1983, con la più larga maggioranza di sempre. È nell’84 che affronta una delle sue prove più difficili. Dopo aver ridimensionato per legge il ruolo dei sindacati, quello dei minatori entra in sciopero. Thatcher aveva dato ordine di mettere insieme grandi riserve di carbone, così che il Paese potesse andare avanti. E così fu. Dopo un anno i minatori tornarono al lavoro, sconfitti. Ma lei comincia a essere odiata, come figura arrogante e causa di divisione sociale. Qualcuna la odia tanto da volerla vedere morta. Nel 1984, nell’hotel di Brighton dove alloggiava prima del congresso del partito, era scoppiata una bomba dell’Ira. Maggie era rimasta illesa, ma cinque persone erano morte.

L’EUROSCETTICISMO
Negli anni successivi si inasprisce il suo euroscetticismo. Considerava l’Europa una porta aperta per il socialismo. Quanto amava aver a che fare con gli alleati americani, tanto odiava i leader europei, su tutti Valéry Giscard d’Estaing, presidente francese, e Helmut Kohl, cancelliere tedesco. Si sentiva isolata in Europa e combattendo l’idea di un’unione europea non si era resa conto di essere ormai anacronistica, di aver perso il contatto con la realtà. A causa delle sue posizioni un membro importante del suo gabinetto, Geoffrey Howe, aveva rassegnato le dimissioni. Ormai il partito le era contro e Michael Heseltine l’aveva sfidata per la leadership. Thatcher aveva vinto il primo turno, ma senza maggioranza. Ci sarebbe stato un ballottaggio. I suoi ministri le avevano preannunciato che sarebbe stato umiliante e così rassegnò le sue dimissioni prima di essere sconfitta. Era il 1990. Chi le stava accanto dice che non si era mai ripresa dalla perdita di potere. Un colpo ancora più grande era stata la morte del marito Denis, nel 2003. Poi la figlia Carol rivelò che dal 2005 la madre era affetta da Alzheimer. Da allora si ritirò quasi completamente a vita privata. Ma per molti era già una figura leggendaria. Il più grande primo ministro britannico dai tempi di Winston Churchill.

IL MESSAGGERO.IT

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