Il restauro del crocifisso diventa cantiere aperto per i visitatori

Nella cattedrale di Cosenza sono partiti gli interventi sull’opera lignea del XVIII secolo, finanziati grazie a una collaborazione tra più soggetti. E la scelta è stata di procedere a un intervento visibile per il pubblico attraverso alcuni oblò praticati nei pannelli

di LORENZO COSCARELLA

 

COSENZA – Chi si dovesse trovare nei prossimi mesi a visitare la cattedrale di Cosenza troverà, all’inizio della navata sinistra, uno spazio chiuso da alcuni pannelli che celano una piccola sorpresa. Nello spazio interno è in corso il restauro di uno dei tanti tesori artistici del duomo cittadino, uno dei meno conosciuti forse, ma che in questo modo viene giustamente portato all’attenzione della città. È il grande Crocefisso ligneo del XVIII secolo proveniente dalla sagrestia della cattedrale, opera che risale al periodo in cui si intrapresero i lavori di rifacimento che diedero all’edificio un aspetto barocco.

Contestualmente a quei lavori venne realizzata anche la grande sagrestia, con gli armadi in legno sormontati ancora oggi dallo stemma dell’arcivescovo Capece-Galeota, che resse la diocesi tra il 1748 ed il 1764 e che di quei lavori era stato promotore. In posizione centrale venne posto l’importante Crocefisso, che dunque potrebbe farsi risalire agli ultimi anni di presenza di Capece-Galeota in città.Ieri mattina è stato presentato il cantiere aperto nel quale l’opera sarà restaurata. A fare gli onori di casa il rettore don Giacomo Tuoto, che ha illustrato i lavori insieme al restauratore Gianluca Nava e ai rappresentanti della Bcc Mediocrati, che ha cofinanziato il progetto. Don Giacomo non ha mancato di sottolineare l’importanza dell’operazione, che va oltre il semplice restauro di un oggetto d’arte.

Innanzitutto per il luogo. La cattedrale è un luogo caro a tutti i cosentini, un simbolo  che ha ottenuto di recente il riconoscimento di “Patrimonio testimone di una cultura di pace” da parte dell’Unesco. Il progetto di restauro è poi un esempio di collaborazione tra più soggetti.

L’idea di allestire un “cantiere aperto”, infine, dà al lavoro un valore aggiunto, lo arricchisce dell’aspetto pedagogico visto che chiunque, attraverso degli oblò praticati nei pannelli, potrà assistere alle fasi del restauro.Il presidente della Bcc Nicola Paldino, accompagnato dal Segretario Generale Federico Bria, si è invece soffermato sui motivi che hanno spinto la banca a sponsorizzare parte del progetto. «Non dobbiamo dimenticare che la Bcc nasce dalle Casse rurali – afferma Paldino – caratterizzate da una grande presenza sul territorio e dalla vicinanza alla Chiesa». E l’attenzione al territorio è ancora oggi uno dei fattori centrali dello statuto della Bcc.Quello allestito nel Duomo cosentino è un laboratorio di restauro a tutti gli effetti. Lo si capisce osservando Gianluca Nava mentre con gli strumenti del mestiere inizia la sua opera sulla scultura. «Verrà effettuata una disinfestazione anaerobica per eliminare il totale degli insetti che stanno deteriorando il legno. Un metodo atossico per gli operatori ma letale per gli insetti xilofagi». Così precisa il restauratore, che si farà carico insieme alla Bcc dei costi dell’operazione. Nava ha poi illustrato alcune caratteristiche dell’opera, come le giunture delle braccia e della testa, unite con un sistema a incastro al resto del corpo che è invece scolpito in un unico blocco di legno. Caratteristiche che la rendono un’opera di pregio, e che alla fine dei lavori tornerà al suo splendore originario.

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