Rivive la “Calabria vera” di Sharo Gambino

Giovanni Impastato

Giovanni Impastato

SERRA SAN BRUNO Tutta quella ricchezza non poteva rimanere chiusa ancora a lungo negli scaffali di casa. Un patrimonio culturale di grande valore, frutto di 60 anni di instancabile attività letteraria e giornalistica, che non poteva non essere condiviso con la collettività. È per questo che è nata, proprio in questi mesi, la Casa della Cultura dedicata alla memoria di Sharo Gambino, protagonista di primo piano della letteratura meridionale del ‘900, scomparso il 25 aprile 2008. Sarà Serra San Bruno, paese in cui lo scrittore – nativo di Vazzano – visse gran parte della sua esistenza, ad ospitare la sede dell’associazione per lo sviluppo della cultura e del territorio che sta prendendo forma attorno all’eredità letteraria e umana lasciata da Gambino.


La Casa della Cultura, presentata oggi a palazzo Chimirri, nasce infatti dalla volontà della famiglia Gambino di recuperare, valorizzare e rendere fruibile l’archivio che lo scrittore ha messo in piedi nell’arco della sua vita. E poi ci sono le sue opere, oltre 40, che verranno studiate, diffuse, ristampate e, in alcuni casi, anche pubblicate per la prima volta. A tenere a battesimo la Casa della Cultura è stato Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che ha raccontato la sua esperienza di lotta testimoniando quanto può essere importante coltivare la memoria nell’affermazione della giustizia sociale. Impastato ha tracciato le connessioni tra la figura dello scrittore calabrese e quella di Peppino («che, questo è un particolare praticamente travolto dai fatti e dalla natura dell’impegno di mio fratello, era anche poeta») e ha poi ricordato, con una punta di tristezza, la storia dell’inchiesta sul delitto di mafia che ha colpito la sua famiglia, lo stesso che qualcuno, per anni, depistando e confondendo le acque, ha cercato di far passare per altro.
Tra gli scopi principali della Casa della Cultura, che non ha finalità di lucro né politiche, c’è la costituzione di un osservatorio permanente che si occupi di cultura, legalità, servizi sociali, ambiente, turismo, lavoro. Per perseguire queste finalità verrà realizzata una biblioteca multimediale, un’emeroteca, un archivio storico e diversi laboratori d’arte e artigianato per il recupero e la valorizzazione degli antichi mestieri. Strutture e servizi saranno, nel solco dell’esperienza di Gambino, fruibili alla collettività, specie alle persone che vivono in contesti marginali e disagiati e che non avrebbero, altrimenti, la possibilità di accedervi. L’associazione si occuperà inoltre della promozione di iniziative di contrasto alla criminalità organizzata: verranno organizzate campagne educative e di diffusione della cultura e della cultura alla Legalità, si collaborerà con le autorità nell’individuazione dei fattori sociali di radicamento e sviluppo dei fenomeni criminali e delle strategie sul piano economico e produttivo per contrastarne i rischi. Tutto ciò verrà realizzato attraverso numerose attività di studio, di formazione e di ricerca sui fenomeni criminali, anche in collaborazione con Enti, Università e Istituti di ricerca.
«È un nuovo tassello nella ricostruzione della Calabria vera», ha commentato Sergio Gambino, figlio dello scrittore, che, di concerto con le sorelle e con la madre, sarà il presidente della Casa della Cultura. La Calabria di Sharo è «la più alta, ma anche la più nascosta, quella che dà voce alle classi popolari». Parola di Vito Teti, «fratello minore» di Sharo, che non potendo essere presente ha affidato ad un messaggio – così come Luigi Maria Lombardi Satriani – una toccante descrizione dell’esperienza di vita e di studio al fianco del «cantore delle piccole cose». Una figura, la sua, in cui era impossibile distinguere l’intellettuale dall’uomo perché, ha spiegato Melina Ceraso, sua moglie e compagna di vita, il suo «impegno della presenza sul territorio, della continuità, il suo orgoglio dell’identità calabrese» ha finito per essere un tutt’uno con la sua stessa esistenza.
Il narratore delle Serre, di Nardodipace e delle sue frazioni, di San Demetrio Corone, della Calabria delle minoranze, del brigante Vizzarro, il cultore della poesia dialettale e di protesta, il romanziere, il giornalista d’inchiesta, il saggista, il poeta, ha costruito e lasciato in eredità un «caleidoscopio di culture» che adesso, finalmente – ha commentato l’antropologo Gigi De Franco – può essere condiviso grazie a un «gesto di solidarietà della famiglia» – ha aggiunto il prefetto di Vibo Michele Di Bari – che di certo è in continuità con l’opera dello scrittore. La sua geografia dei luoghi, ha spiegato lo storico Tonino Ceravolo, diventava una «geografia dell’anima», perché Gambino viveva «in maniera quasi fisica» le ferite inferte ai territori che aveva conosciuto e raccontato.
Il giornalista Filippo Veltri e il direttore del Corriere della Calabria, Paolo Pollichieni, hanno discusso del lavoro pionieristico che Gambino fece sulla ‘ndrangheta con “La mafia in Calabria”, il primo libro-inchiesta – pubblicato nel 1975 – che ha raccontato in maniera organica il fenomeno, individuando anche la trasformazione che proprio in quegli anni vedeva la ‘ndrangheta diventare, da mafia rurale, una vera holding del crimine organizzato, che cominciava ad infiltrarsi nei settori chiave della società e, anche, dello Stato. Pollichieni è partito da una citazione cinematografica («la ‘ndrangheta risolve problemi») per tratteggiare il legame permanente tra la criminalità organizzata e alcuni settori dello Stato. E anche i limiti e l’inconcludenza di una certa antindrangheta che interviene «senza fare nomi né segnalare circostanze specifiche e in calce alla nota per la stampa inserisce la partita Iva»). Veltri si è soffermato sul valore storico rivoluzionario de “La mafia in Calabria” («un libro che nel 1975 svelava trame, intrecci e rapporti di forza con una freschezza che oggi non si trova nei tanti, forse troppi, testi pubblicati sull’argomento) e ha avviato una riflessione amara su come «la categoria dei giornalisti, in Calabria, abbia rinunciato a raccontare la realtà affrontandola di persona, come faceva Sharo Gambino».
Gli interventi dei relatori sono stati intervallati dalle letture di Daniel Cundari, poeta e scrittore, che ha dato voce ad alcuni brani di Gambino e di altri protagonisti della letteratura meridionale che, proprio come l’autore di Sole Nero a Malifà, hanno avuto il coraggio di restare, di vivere in territori di frontiera e di raccontare, con il solo filtro della passione, strade, paesi e storie di una Calabria dimenticata. (0020)

CORRIERE DELLA CALABRIA.IT

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