IL SAPORE DELLA STORIA E DEL RITO

Dici Calabria e, fra le tante eccellenze che vengono in mente, c’è il cedro (Citrus Medica), pianta orientale, originaria dell’Asia che, nella nostra regione, rappresenta una coltivazione ultracentenaria.  Introdotta dagli Ebrei, presenti in Italia per diversi secoli e fino al XVI, quando iniziò la loro espulsione dalla penisola, oggi la coltivazione dei cedri si concentra nel suggestivo tratto di costa alto-tirrenica compresa tra Tortora e Diamante. La sottile striscia pianeggiante si snoda a ridosso del litorale e che prende nome proprio di Riviera dei Cedri. Qui e nel tratto vallivo che costeggia il torrente Corvino, tra i comuni di Buonvicino e Diamante, le profumate cedriere crescono al riparo del vento, protette dalla presenza della Catena Costiera Appenninica e sotto i benefici influssi del clima marino che favorisce l’instaurarsi di una zona microclimatica ottimale per la coltivazione dell’agrume a cui necessitano terreni sciolti e freschi e aria temperata d’inverno e ventilata d’estate. La varietà diffusa in esclusiva sul territorio della Riviera è la Liscio Diamante, ritenuta la migliore al mondo per caratteristiche organolettiche. Belli, fragranti, dalla polpa esigua e dalla buccia carnosa e profumatissima, dopo la raccolta, i cedri sono sottoposti ad una laboriosa lavorazione che li rende adatti alla canditura. Numerose piccole aziende, nel territorio della Riviera dei Cedri, lavorano per confezionare vari prodotti dolciari – caramelle, geleés, liquori, sciroppi, marmellate, yogurt e bibite – dal sapore inconfondibile. Un prodotto decisamente particolare, di cui era grande estimatore il Dannunzio, è il panicello, un involto di foglie di cedro in cui sono racchiusi i chicchi appassiti di uva zibibbo, aromatizzati con pezzetti di buccia dell’agrume. Relativamente di recente, l’utilizzo del cedro si sta diffondendo anche nelle vivande salate; straordinario è l’olio aromatizzato al cedro, ideale per condire insalate, pesce e carni bianche. Una curiosità storico-antropologica, riguardante il cedro è che una parte della produzione cedricola calabrese è destinata ad un uso rituale; i cedri kosher o kasher (cioè adatti, secondo le prescrizioni bibliche della Torah e rispondenti a precise caratteristiche e regole già dalla coltivazione) sono un elemento indispensabile della Festa di Sukkot, la Festa delle Capanne o dei Tabernacoli della tradizione ebraica. Per questo motivo, ogni anno tra agosto e ottobre, i rabbini di tutto il mondo si ritrovano a Santa Maria del Cedro, per acquistare i frutti che servono a celebrare il rito. Diversi coltivatori, trasformatori e commercianti cedricoli, dal 2000, sono riuniti nel Consorzio del Cedro di Calabria.

Adele Filice

 

COSENZA.WEBOGGI.IT

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...