Proclamate beate seguaci di san Francesco di Paola martirizzate in Spagna durante la guerra civile

Sono le prime martiri tra le monache minime. Elevate alla gloria degli altari durante la beatificazione più numerosa della storia: 522 religiosi, tutti vittime degli scontri tra il 1936 e il 1939. Il messaggio di papa Francesco: «Quando si ama lo si fa fino alla fine»

di ANDREA GUALTIERI

 

Il videomessaggio del Papa a Tarragona

Il videomessaggio del Papa aIl videomessaggio del Papa a Tarragona Tarragona

E’ STATA la beatificazione più “affollata” della storia della Chiesa: 522 due persone sono state elevate oggi in Spagna alla gloria degli altari. E nove di loro erano seguaci di san Francesco di Paola, si tratta delle monache minime claustrali trucidate nel monastero di Barcellona durante la guerra civile. I loro nomi figurano tra quelli dei religiosi assassinati tra il 1936 e il 1939, per i quali la Chiesa ha riconosciuto il martirio, sbloccando così la beatificazione senza l’attesa del miracolo.

IL MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO – La cerimonia solenne si è svolta a Tarragona, davanti ad oltre ventimila fedeli ed è cominciata con un messaggio di Papa Francesco, in collegamento telefonico da piazza San Pietro. Il Pontefice ha indicato come esempio quei martiri che imitarono Gesù Cristo: «Lodiamo il Signore – ha esortato il pontefice parlando anche con i 100mila pellegrini presenti in piazza San Pietro – per questi suoi coraggiosi testimoni, e per loro intercessione supplichiamolo di liberare il mondo da ogni violenza».

Papa Francesco nel videomessaggio ha anche sottolineato che «non esiste l’amore a rate, a porzioni, ma solo l’amore totale, perchè quando si ama, si ama fino alla fine».

NELLA SPAGNA DELLE PERSECUZIONI – Le nove monache minime claustrali vivevano nel monastero di Barcellona negli anni della persecuzione collegata alla guerra civile. Superiora della comunità era stata Madre Montserra. Con lei c’erano madre Margarita de San Ramòn, madre Asunciòn Vilaseca Gallego, sor Maria de las Mercedes Mestre Trinchè, sor Maria De Jesùs Jordà, sor Josefa Chanella Domenèche, sor Trinidad Rius Cases, sor Enriqueta Ors Molist, sor Filomena de San Francisco de Paula. Dona Lucrecia, sorella di madre Monserrat, viveva insieme a loro.

Nel 1936 il convento venne messo a soqquadro e incendiato e loro furono costrette a fuggire. Il 22 luglio furono rintracciate da un gruppo di giovanissimi miliziani guidati da una guardia urbana. L’irruzione, pugnali e pistole in pugno, avvenne mentre le religiose stavano recitando il rosario. Madre Monserrat si fece avanti presentandosi come superiora e offrendosi all’arresto per salvare la vita delle altre. Furono invece caricate tutte di peso e lanciate su un camion, trasportate in un luogo in cui furono percosse, ferite e poi uccise. Raccontano le biografie che i miliziani andarono a bere in un’osteria vicina e commentarono: «Erano monache coraggiose».

LE PRIME MARTIRI TRA LE MONACHE MINIME – E’ la prima volta che monache dell’ordine fondato dal patrono calabrese vengono inserite nell’elenco dei cristiani che hanno pagato con la vita la loro fede. Esistono invece almeno quattro martiri appartenenti al ramo maschile dell’ordine. Alcuni di loro sono stati uccisi durante la rivoluzione francese, come Carlo Luigi Hurtrel, massacrato a colpi di sciabola insieme al fratello. Un altro, il beato Tommaso Felton, fu martirizzato in Inghilterra nel 1588 per essersi rifiutato di riconoscere il primato del sovrano sul pontefice.

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