L’antica Sibari tornerà quella che era ma solo nel corso della prossima estate

Tempi ancora lunghi per il completamento dei lavori di ripristino dopo l’inondazione del fiume crati dell’inverno scorso. I ritardi secondo i responsabili dei lavori sono dovuti alla mancanza di fondi che però adesso sembrano in dirittura d’arrivo

di ANTONIO IANNICELLI

Gli scavi di Sibari

Gli scavi di Sibari

SIBARI (CS) – L’area archeologica di Sibari la prossima estate ritornerà a essere come era prima del 18 gennaio scorso, quando il fiume Crati ruppe gli argini e allagò, con circa 200 mila metri cubi di acqua e fango, sette ettari di parco archeologico mettendo in serio pericolo un patrimonio di inestimabile valore. Ad annunciarlo l’architetto Angela Canale, della Sovrintendenza regionale nonché direttore dei lavori già effettuati e di quelli che da qui a breve si effettueranno sull’area archeologica.

«Certamente – ha affermato l’architetto – la situazione degli scavi non è felice. Siamo in grande ritardo per motivi burocratici, ma comunque siamo sempre attivi e operativi. Sono stati spesi, come è già noto, 300 mila euro per somma urgenza che saranno finanziati dall’Arcus Spa. La stessa Arcus Spa ha messo a disposizione altri 200 mila euro. Da quando ci è stato comunicata ufficialmente l’erogazione del finanziamento al momento della presentazione del progetto sono passati solo otto giorni, perché il progetto era già stato redatto dal mese di aprile, appena terminati i lavori di somma urgenza».
Riguardo i ritardi nell’esecuzione dei lavori l’architetto spiega che «non sono ripresi perché senza soldi, si dice, non si canta messa. Non sono ripresi perché non ci sono stati i finanziamenti immediati. Il finanziamento di 200 mila euro ci è stato comunicato solo a metà agosto e il 27 dello stesso mese abbiamo presentato il progetto. All’inizio di luglio ci sono stati annunciati i fondi PoIn e noi il 27 luglio abbiamo presentato un progetto di 2 milioni di euro per “Interventi urgenti di salvaguardia post alluvione”. Tale progetto prevede quasi il recupero completo dell’area archeologica. Tutta l’area sarà liberata dalla massa di fango ed è stata prevista buona parte degli interventi necessari per il restauro delle strutture». E per riportare tutto alla normalità «con questi due milioni di euro dei fondi PoIn e con i 500 mila euro finanziati da Arcus Spa possiamo dire di essere a un buon punto».
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