Maria Callas, mito intramontabile

Nata il 2 dicembre di 90 anni fa, riuscì a essere antica e modernissima

di Paolo Petroni

>>>ANSA/ Musica: la Callas, mito intramontabile avrebbe 90 anniSe oggi ricordiamo ancora Maria Callas, che il 2 dicembre avrebbe compiuto 90 anni, anzi se è diventata, ancora lei vivente, un mito e continua ad esserlo, non è solo per la grandissima professionalità, la passione, la musicalità e la capacità di recitare modernamente molto rare ai suoi tempi tra i cantanti lirici, che i musicologi le attribuiscono. Ha anche ridato vita al soprano drammatico d’agilità, che tanta fortuna aveva avuto a inizio Ottocento e la cui tecnica si era poi persa, che univa alla tecnica dei contralti rossiniani quella del registro acuto di soprano. Senza dimenticare il fascino, l’eleganza, la sua vita di donna, i suoi amori, l’aver fatto parte del jet set e del mondo della cultura contemporaneamente, da Pasolini ad Onassis.

Su di lei vanno a coincidere i mondi più diversi, da Riccardo Muti, che dice che fu per la voce quel che Toscanini fu per l’orchestra, a Pier Paolo Pasolini appunto che la definisce ”la più moderna delle donne, in cui tuttavia vive una creatura antica, strana, misteriosa, arcana, che cela terribili conflitti interiori”, dalla cantante Rina Kabaivanska, per la quale era una musicista dall’istinto formidabile capace di salire alle vette più alte, a Patty Smith, che ha confessato di aver imparato a cantare il rock anche grazie alla Callas, alla sua espressività: ”in lei vedevo qualcuno capace di rendere leggero, di innalzare e assieme rendere profondo ciò che cantava, mi arrivava la sua fragilità e la sua potenza”.

Scomparsa in solitudine a Parigi il 16 settembre del 1977, Cecilia Sophia Maria Anna Kalogheròpoulos, nota al pubblico come Maria Callas, nacque a New York il 2 dicembre del 1923 e si dice sia stata il più grande soprano che la storia del bel canto abbia conosciuto, non a caso detta diva o divina, grazie alla sua voce scura e potente (il suo registro si estendeva dal sol diesis al mi bemolle), e ad una tecnica impeccabile.

Studiò e iniziò a cantare in Grecia per spostarsi presto nelle capitali europee, nonostante la guerra, e tornare negli Usa dal 1945 al ’47 dove assunse definitivamente il nome di Callas. La svolta nella sua carriera arriva nel ’49 quando a Venezia sostituisce la protagonista nei ”Puritani”. Da allora è un crescendo di successi in giro per il mondo, mentre sposa Meneghini e approda finalmente alla Scala di cui diventa quasi un simbolo per almeno sette anni, di cui restano emblematiche le sue varie interpretazioni della ”Norma”, forse l’opera che ha più cantato, della ”Medea” e della ”Traviata”, più avanti della ”Tosca”, e la sua trasformazione fisica (perse in due anni 36 chili).

Del 1957 è l’incontro con Aristotele Onassis, per il quale in breve lascia il marito e con cui resta sino al 1968, quando questi sposa a sorpresa la vedova Kennedy. Nella ultima parte della sua carriera prevale la sua forza d’attrice e con Pasolini, che fu il suo amore impossibile, gira una storica ”Medea”. Nel 1973 e nel ’74 si fa convincere da Giuseppe Di Stefano, altro suo amore molto sofferto, o almeno così si dice, a un’ultima tournee mondiale che si chiude a Sapporo nel 1974, con la sua ultima esibizione pubblica.

Anni e anni di successo, di un repertorio molto vario, di ovazioni e di copertine dei rotocalchi, di studio, che non abbandonò quasi mai ma anche di delusioni personali, di beghe con i teatri, le prese di posizione provocatorie (come quando nel ’58 abbandona dopo il primo atto la ”Norma” a Roma, presente il Presidente della repubblica) di litigi ingigantiti dalla stampa, che il pubblico non l’abbandonò mai e i melomani ormai ne stavano facendo una leggenda. Del resto ancora oggi resta un modello, come testimoniano le sue sempre ristampate incisioni disco, in cui si evidenzia come riuscisse a legare l’antico col suo tempo: per esempio, ricorda Mario Messinis, la lady Macbeth verdiana la riagganciava persino a tradizioni belcantistiche, ma nel contempo ne sapeva esasperare modernamente le tensioni visionarie, il lampeggiare demoniaco.

ANSA.IT

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