Se il Sole si spegnesse improvvisamente

In Hitorizumo Nicola Skert, laureato in biologia, dottore in ricerca, sceglie come spunto narrativo lo spegnimento improvviso del sole, un evento catastrofico che spaventava l’uomo fin dalle epoche più antiche.

 

resizer.jspNICOLA SKERT HITORIZUMO (MINERVA, Pp 383, euro 15,00) ”Eppure i bambini alla nascita vedono solo ombre”. È una bella e tersa mattinata quando Paolo un giovane meteorologo di una città del nord est si reca al lavoro. È in ufficio quando all’improvviso tutto si fa buio. Osservando dalle ampie vetrate, si rende conto che è calata inaspettata la notte, un buio totale. Paolo e i suoi colleghi restano sconcertati: ”Sentite non perdiamoci in facili congetture” tagliò corto alzando la voce,(…) potrebbe essere accaduta qualsiasi cosa: il sole che si è spento improvvisamente, una massa invisibile che si è perfettamente allineata tra noi e il sole, Dio che si è tolto le mutande prima di coricarsi gettandole accidentalmente sulla lampada del comò che si chiama sole, oscurandolo”. Una scena poco differente accade a casa di Paolo, dove sua moglie Angela scesa in cantina non si rende subito conto dell’accaduto. Sarà suo figlio Giulio a gridarle che tutto è diventato buio. In Hitorizumo Nicola Skert, laureato in biologia, dottore in ricerca, sceglie come spunto narrativo lo spegnimento improvviso del sole, un evento catastrofico che spaventava l’uomo fin dalle epoche più antiche. Una notte improvvisa avvolge la terra, precipitando gli uomini nel caos e nel terrore. Paolo abbandona il lavoro e con un mezzo di fortuna cerca di far ritorno dalla sua famiglia che si trova, come tutti, ad affrontare la catastrofe planetaria. Sulla strada verso casa, attraverso un ambiente freddo e ostile, troverà ad attenderlo un’umanità preda della paura, immersa in un’oscurità senza speranza né spiegazione, sconvolta da una violenza atavica e incontrollata. Un percorso affrontato dall’uomo con coraggio e determinazione, sospinto dalla voglia di sopravvivere nonostante tutto. Passano i giorni e il nostro pianeta è sempre più gelido ed inospitale, le risorse scarseggiano e l’aria è ormai irrespirabile per gli innumerevoli incendi appiccati. In bilico fra il presente e continui flashback, avvertirà la presenza di ombre che lo accompagnano, lo seguono, lo braccano. Chi sono? Da dove vengono? Come fanno a sapere tutto di lui? Le percepisce solo Paolo o sono comuni a tutti? In una tensione che non lascia respiro verso un finale inatteso, ”Hitorizumo” è un romanzo del buio e nel buio. Perché è proprio nell’oscurità che a volte si può vedere lontano. Molto lontano, poiché niente è come sembra. L’autore Skerts come annota Alex Boschetti nell’introduzione, sa qual’è la differenza fra un uomo razionale, di scienza, e uno scrittore, perchè è tutte e due le cose. Ma questa volta il duello, l’ha vinto lo scrittore con il suo talento, dando vita a un romanzo dove all’inizio fa credere di spegnere il sole ma dove mette in pratica un altro esperimento quello di spegnere gli uomini, noi stessi, facendoci diventare solo ombre. Un libro che parla di fragilità e di paure, della razza umana. ”Angelo, Giulio, Luca, Mirko, Paolo, sono ognuno universi,costellati da una miriade di sistemi solari legati ai loro cicli rotatori in schemi incastonati in dimensioni che spaziano dall’infinitamente grande delle galassie all’infinitamente piccolo delle particelle subatomiche. E in quale punto di di questi cicli rotatori, di queste dimensioni, ci troviamo io e Paolo e le altre ombre, non è dato sapere. Certo è che posso essere ovunque nello stesso istante perchè non sono fatta di spazio e tempo”. Ma Skert, classe 1972 friulano, lascia il lettore senza fiato fino all’ultima pagina, consegnandogli, da uomo di scienza qual’è un epilogo davvero inaspettato: una terza verità, in un crescendo di angoscia che lo lascerà muto. Hitorizumo, termine giapponese che indica un tipo di disciplina rituale dei lottatori di sumo contro la propria ombra, è un romanzo ricco di sorprese e colpisce per la disinvoltura e la freschezza del linguaggio. Ma Skert non si accontenta del finale, nella postfazione ci regala una piccola chicca, riportando studi scientifici (facendo in questo caso un gesto di umiltà e affidando la ricerca ad un gruppo di studiosi di astronomical) che prendono in esame l’ipotesi di un totale spegnimento del sole. Tenendo conto di vari fattori, si arriva a determinare che l’uomo morirebbe e la vita in generale cesserebbe del tutto nel giro di 190 giorni.

GAZZETTA DEL SUD.IT

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